“Non si può riempire di cose nuove un contenitore, se prima non ci siamo presi cura di svuotarlo per bene. Espiriamo bene a fondo, prima di inspirare profondamente".

Cevenini 18 19

Dal disegno come affermazione di me stessa, all'espressione nei movimenti del corpo

La mia più grande passione fin da che io ricordo è sempre stata disegnare, ma forse dire solo “disegnare” è molto riduttivo: il mio era ed è più un bisogno di tirare fuori qualcosa dall'interno, che rischiava di sedimentarsi, fino a creare strati e strati di pesantezza.

E così durante la mia adolescenza disegnavo, dipingevo, semplicemente creavo con le mani, in modo istintivo e in questo modo mi alleggerivo.

I miei sono stati studi artistici all'inizio, poi più focalizzati all'Arte Applicata sulla progettazione industriale, fino ad arrivare ad un corso universitario di Industrial Design.

Dopo la scuola, ho avuto la fortuna di iniziare a lavorare in una realtà aziendale propositiva, ricca di idee e di spazi per crescere, dove la progettazione soprattutto funzionale faceva da padrona e dove spiccava l'uso e lo studio del colore sugli oggetti: era per me un modo diverso di esprimermi.

Come si dice, “per i casi della vita”, che poi tanto “casi” non sono mai, mi sono permessa di dimenticare, ad un certo punto, di tirare fuori almeno ogni tanto sentimenti ed emozioni, ma anche scontentezza e disappunto e allora gli strati hanno iniziato a formarsi e quando arriva il momento di fare i conti, diventa troppo difficile perchè è come pulire una stanza dove non entri da anni, non sai da dove cominciare, non sai cosa buttare e non trovi nemmeno la porta.

Poi il momento di fare pulizia è arrivato, perchè il mio corpo cominciava a dare segni di cedimento: anche la mia postura si era rilassata e aveva indebolito tutta la mia struttura.

Nel 2007, in un mometo difficile su molti fronti, mi avvicinai allo Yoga: mi ricordai di un consiglio di un'amica di qualche anno prima, ma solo quando si è pronti per una cosa si trova la strada, sai dove andare e semplicemente sai, in cuor tuo, che è giusto, che poteva solo essere così, trovi anche le persone giuste, quelle di cui hai bisogno.

“L'insegnante giusto arriva, solo se l'allievo è pronto”.

E per me fu una scoperta.

Potrei dire molto di come sono cambiate le cose per me, a poco a poco, ma c'è una cosa che è stata fondamentale: la consapevolezza del respiro e dei suoi effetti.

Diventai consapevole di come spesso, durante la giornata, trattenevo il respiro e di come questo mi portasse allo sfinimento e ad una totale stanchezza.

Lo Yoga mi ha portato nuovamente ad un contatto con me stessa, che è un lavoro durissimo da tenere sempre in mente, da perseguire nel tempo. E' così facile dimenticarlo, ma è fondamentale per poter essere ciò che si è destinati a diventare e sopratutto per correre in nostro soccorso quando ce n'è bisogno, per aiutare chi ci sta più vicino.

Mi piace dire che per “rimanere a schiena dritta”, ci vuole un gran lavoro tutti i giorni.

Lavorare sul corpo in modo consapevole e costante, permette di restare centrati, tranquilli, il più possibile anche in momenti particolari e di conoscere le proprie emozioni, ascoltarle, accettarle e quando serve controllarle per poter preservare la nostra armonia.

Lavorare sul corpo consente di accettare un cambiamento che a volte è sconcertante, ma che è anche l'unico modo per evolvere e per uscire da situazioni che non ci rappresentano più.

Lavorare sul corpo significa agire sul nostro universo interiore, prendendosi tempo: il tempo è l'unica cosa che possediamo davvero.

Prendiamoci il tempo di aspettare fino a quando a poco a poco, respirando lentamente, avviene un piccolo cambiamento, che via via diventa sempre più grande.